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Conferenza stampa dell'avv. De Pace legale della madre di Matteo Vinci, il biologo 42enne morto nell'esplosione dell’autobomba

Fonte: Il Vibonese
 
«Non hanno compreso la gravità di quanto accaduto il 9 aprile scorso a Limbadi» Così l'avvocato Giuseppe De Pace durante la conferenza stampa in corso nella sede della Confcommercio di Vibo. Accanto a lui la signora Rosaria Scarpulla, madre di Matteo Vinci, il biologo 42enne morto nell'esplosione dell’autobomba in cui è rimasto gravemente ferito anche il marito Francesco Vinci, ancora ricoverato al centro grandi ustioni di Palermo.
 
 
«La mia assistita corre un pericolo imminente di morte» - dice il legale che ripercorre poi l'escalation di attentati subiti dalla famiglia Vinci -Scarpulla. «Nel 2014 la prima  spedizione punitiva, poi l'incendio di un capannone, la muratura delle  finestre dell'abitazione di campagna.
 
Il 30 ottobre 2017 Vinci subisce un'aggressione di puro stampo mafioso che gli procura la perdita di tutti i denti e una  lesione cerebrale. Gli autori dell’escalation sempre denunciati con nomi e cognomi. Fino alla bomba del 9 aprile». «Basta?» Si domanda l'avvocato che si rivolge al Prefetto e al ministro dell'Interno Minniti.
 
«Alla luce dei fatti – tuona il legale - la signora Rosaria necessita di una scorta seria e non di misure tutorie, entità evanescentI. Ci sono elementi oggettivi che devono far scattare la scorta. La signora Scarpulla è l'unico testimone capace di indicare col suo indice i responsabili dell'attentato. In una terra di omertà, una coraggiosa madre disposta a collaborare con la giustizia deve essere tutelata. La signora è figlia di un dio minore?».
 
«Se il ministro dell'Interno non provvederà a dare una scorta seria, allora - continua il legale - invito le associazioni antimafia a coordinarsi  per predisporre una scorta civile a protezione della signora Scarpulla»- Giuseppe De Pace conclude la conferenza ribadendo come Matteo Vinci meriti i funerali di Stato «perché era un giusto».
 
 
«Io non combatto contro un cognome, non combatto contro i Mancuso, ma contro persone che hanno fatto del male a me e alla mia famiglia». Così mamma Rosaria incalzata dalle domande dei giornalisti. «Sono persone che mio marito ha visto in faccia il 30 ottobre scorso e che abbiamo  denunciato. Le stesse persone che hanno partecipato alle due precedenti spedizioni punitive».

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