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Fida-Confcommercio, rivedere le regole su orari e giorni di apertura dei negozi

Una liberalizzazione che va rivista urgentemente e che ha portato solo alla chiusura di migliaia di attività commerciali
 
 
 
 
di Maurizio Ceccaioni
per Newsfood.com
A chi conviene la liberalizzazione del Commercio? «A noi e alle famiglie dei nostri lavoratori sicuramente no» dicono con un comunicato stampa Donatella Prampolini Manzini e Roberto Marta, rispettivamente presidente nazionale e segretario di Fida, la Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione di Confcommercio-Imprese per l’Italia.
Una polemica scoppiata dopo la riforma voluta dal Governo presieduto da Mario Monti ed entrata in vigore dal primo gennaio 2012 con il decreto Salva Italia. Una liberalizzazione che Fida-Confcommercio – che rappresenta oltre 60mila operatori del dettaglio del settore agro-alimentare italiano – ha sempre considerato solo un «Regalo alla grande distribuzione».
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Ma dopo le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle Politiche sociali, Luigi Di Maio Di Maio, sulla possibilità di rivedere le regole degli orari e dei giorni di apertura dei negozi, «Ci aspettiamo che al di là dei proclami, il Governo metta in campo una vera riforma che riesca a trovare un equilibrio tra le necessità dei consumatori e quelle dei lavoratori del commercio», dice Donatella Prampolini Manzini.
Una riforma che era stata argomento della passata campagna elettorale e che per Fida sarebbe a “costo zero”. «Siamo contenti che il dibattito si sia spostato su un tema che ci sta molto a cuore e che interessa le famiglie dei lavoratori del commercio, siano essi autonomi o subordinati», dice Donatella Prampolini Manzini. «Ora ci aspettiamo che si possa rimettere in discussione la deregolamentazione degli orari e dei giorni di apertura dei negozi».
 
Ha ribadito che si tratta di «Una battaglia di civiltà sulla quale bisogna fare chiarezza».
Perché se da una parte si parla di «Crollo dei consumi in caso di chiusura festiva della grande distribuzione organizzata», dall’altra si risponde che «Sono strumentalizzazioni senza fondamento». A ribadirlo, sempre Donatella Prampolini Manzini che precisa: «Lo dico non solo da presidente di federazione ma da imprenditrice con nove punti vendita costretti dalla necessità di tallonare i competitor, a rimanere aperti anche la domenica. Dopo la riforma Monti abbiamo assistito a uno spostamento dei consumi a fronte di una disponibilità delle famiglie sempre più limitata».
 
La domanda che si pone la presidente Fida è quanta gente abbia la necessità di acquistare una mozzarella alle tre di notte o il giorno di Natale? «Sarebbe questo il sistema per recuperare sulla produttività del lavoro?».
«Una liberalizzazione che va rivista urgentemente e che ha portato solo alla chiusura di migliaia di attività commerciali – chiosa Donatella Prampolini Manzini -, senza che con le aperture festive siano aumentati i posti di lavoro, con l’effetto di sostituire posti qualitativamente migliori con assunzioni estemporanee caratterizzate dal precariato». Adesso non resta che vedere se dalle parole si passerà ai fatti.
Foto cover: Donatella Prampolini Manzini

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