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Turismo, clamorosa analisi di Federalberghi. In Calabria crollo del 25% e stranieri in fuga

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Turismo, clamorosa analisi di Federalberghi. In Calabria crollo del 25% e stranieri in fuga

La Regione canta vittoria ma il presidente dell'associazione degli albergatori Vittorio Caminiti boccia le politiche del settore e lamenta una grande sofferenza del comparto, considerando “dopati” i dati della Cittadella: «Come chiedere a uno chef se è buona la sua cucina». Solo l'indagine di Demoskopica sembra regalare qualche speranza alla Calabria, ma conferma il calo dei visitatori provenienti dall'estero. L'eccezione di Tropea

A giugno il rapporto dell’Osservatorio regionale sul Turismo relativo al 2017. Adesso l’indagine condotta da Demoskopica con nuovi dati e le previsioni per l’estate in corso. Un quadro d’insieme che sembrava aver regalato qualche speranza alla Calabria.

Il rapporto dell’Osservatorio, anche se stilato da un organismo che non può propriamente definirsi terzo, aveva prospettato una crescita dei flussi turistici. Risultati già in parte sconfessati dall’indagine Demoskopica, ma che trovano un ribaltamento totale nell’analisi empirica degli operatori, come ha avuto modo di spiegare il presidente di Federalberghi Calabria, Vittorio Caminiti.

Il rapporto dell'Osservatorio regionale

Secondo quello che si legge nel report steso dall’Osservatorio il 2017 ha fatto segnare, per il movimento turistico regionale, il record di arrivi e di presenze turistiche, circa 1.800 milioni di arrivi e 9 milioni di presenze. Il primato storico delle presenze si è registrato anche riguardo alla componente estera del movimento turistico, 317 mila arrivi per circa 2 milioni di pernottamenti.  «Si tratta – si legge nel report - di un incremento notevole tenuto conto del fatto che, generalmente, in campo turistico i cambiamenti sono molto lenti e si sedimentano e diventano evidenti solo nel corso di più anni». 

 

Inoltre, il rapporto descrive un aumento di presenze straniere anche per l’inizio del 2018 sottolineando come, secondo i dati forniti da Sacal, «tra il primo gennaio e il 31 marzo di quest’anno si è registrato il 49% di arrivi di turisti internazionali in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso». In occasione della presentazione del rapporto, il governatore Oliverio aveva sottolineato come segnali di ripresa anche il fatto che la Calabria sia stata scelta dalla Federazione del turismo tedesco Drv per l’organizzazione della 68° edizione del meeting annuale del turismo teutonico, mai svolto in Italia, con la partecipazione prevista di 650 tour operator. Nonché come le maggiori testate giornalistiche nazionali e internazionali abbiano parlato ampiamente della Calabria, con il New York Times che l’ha collocata tra le 52 mete turistiche imperdibili per l'anno 2017.

L'indagine Demoskopica

Per quanto riguarda la nota previsionale divulgata da Demoskopica per la Calabria il trend risulta leggermente diverso. La Regione brilla, con il secondo dato italiano, per la permanenza media di giorni trascorsi dai turisti nelle strutture ricettive. A livello regionale, la permanenza nelle strutture ricettive dei clienti è in media più lunga nelle Marche (5,30 notti per cliente), in Calabria (4,92 notti per cliente), in Sardegna (4,53 notti per cliente), in Trentino Alto Adige (4,26 notti per cliente) che nelle rimanenti realtà territoriali turistiche regionali.

Bocciata la nostra Regione, invece, per quel che riguarda l’attrazione esercitata per i turisti stranieri. Demoskopica la inserisce tra le Regioni con “rilevanza straniera” inferiore. In ogni caso, secondo le tabelle diffuse dall’Istituto, il turismo in tutta la Regione, continuerebbe a crescere seppure in percentuali ridotte. Si rileverebbero in Calabria un aumento del 2,05% per gli arrivi e dello 0,66% per le presenze rispetto all’anno precedente.

L'analisi di Federalberghi

«Registriamo soltanto una grande sofferenza». È invece il commento di Federalberghi Calabria. Il presidente Vittorio Caminiti taglia corto e commenta senza peli sulla lingua i dati provenienti dall’Osservatorio e la stessa indagine di Demoskopica. «I dati dell’Osservatorio – non possono considerarsi attendibili – è come se affidassi allo chef del mio albergo la valutazione sulla cucina della mia struttura. Piuttosto la domanda da fare alla Regione è perché non affidare a un’agenzia di valutazione terza l’analisi dei flussi turistici?».


La domanda appare legittima, così come il rilievo in ordine alla lentezza sul meccanismo di raccolta delle presenze nelle varie strutture ricettive regionali. Ad esempio, per l’anno in corso non è disponibile ancora nulla. 
I risultati del mese di giugno arriveranno soltanto a fine agosto. «Ma saranno resi pubblici a febbraio – dice ancora Caminiti. Per quel che riguarda Demoskopica mi pare che si confermi il trend negativo. La Calabria non attrare i turisti stranieri, ed è inserita tra i fanalini di coda. E la situazione sarebbe ancora peggiore se non ci fosse l’eccezione di Tropea. L’aumento, tutto da verificare, è comunque poca cosa e di gran lunga inferiore a quello che si registra in altre Regione come Sardegna, ma anche Basilicata. Probabilmente si parla di un aumento di diecimila presenze in un anno. Per darle un ordine di grandezza un albergo che si rispetti in un anno fa da solo diecimila presenze».

Caminiti non giudica positivo neanche il dato relativo alla permanenza nelle strutture ricettive. «Anche da questo punto di vista in realtà siamo davanti a un trend in diminuzione nel corso degli anni. Negli anni precedenti i pernottamenti erano anche superiori a quelli attuali, ma comunque la lunghezza della permanenza è legata alla difficoltà che si riscontra a venire in Calabria. Poiché con il viaggio e gli spostamenti si perdono diversi giorni è normale che chi decide di venire lo faccia per un periodo più lungo».


Caminiti, 
messo mano ai “conti della serva”, fa un’analisi del tutto opposta e parla di un calo da stimarsi tra il 20% e il 30% degli arrivi in Calabria per l’estate 2018. «Dobbiamo aspettare che la stagione si concluda per parlare di dati definitivi, ma la tendenza è questa. E se è vero che in parte il risultato negativo può dipendere anche da gestioni sbagliate dei singoli imprenditori e dei singoli alberghi, è anche vero che ci sono dati oggettivi che parlano da soli. Ad esempio quello relativo alle lavanderie regionali che lavano le lenzuola negli alberghi e che fin qui hanno registrato un calo superiore al 10%».

Per il presidente di Federalberghi il risultato negativo è frutto di politiche e investimenti sbagliati da parte della Regione. «Anche la legge sui b&b approvata da poco premia i soggetti che la mattina fanno un lavoro e la sera si improvvisano imprenditori e penalizza gli albergatori e le strutture ricettive professionali. E poi con 15 milioni di finanziamento annui cosa si dovrebbe realizzare se solo ristrutturare un albergo con 50 camere costa due milioni di euro?».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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