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Pizza, fritti e kebab non conoscono crisi: in Italia un business per 40mila imprese, ma 1 su 2 chiude entro 5 anni

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Pizza, fritti e kebab non conoscono crisi: in Italia

un business per 40mila imprese, ma 1 su 2 chiude entro 5 anni

Sempre più parlano straniero (+30% gli extraUE)

 

Roma, 14 agosto 2018 40mila imprese, quasi 6mila in più in soli 5 anni, per una crescita che sfiora il 17%. Per la pizza e il cibo take-away in Italia non c’è crisi che tenga, come emerge dalla fotografia scattata da Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle imprese italiane tra il 30 giugno 2013 e il 30 giugno 2018. A livello regionale è la Lombardia a registrare il numero più alto in Italia di pizzerie a taglio e take-away (6.176), seguita dal Lazio (4.164) e dall’Emilia-Romagna (3.902). Ma in termini relativi, nell’ultimo quinquennio è stato il Trentino Alto Adige ad aver messo a segno la crescita più marcata (+27%), seguito dalla Sicilia (+24%) e dalla Lombardia (+22%).

 

A livello provinciale, il primato in termini di numerosità delle imprese del settore va a Roma, dove rosticcerie e friggitorie superano le 3mila attività, seguita da Napoli e Milano che si attestano sulle 2mila realtà. Le tre province sono ai vertici della classifica anche in termini di aumento delle attività appartenenti a questo comparto tra il 2013 e il 2018: +634 a Roma; +516 Milano e +433 Napoli. Anche nelle realtà provinciali più piccole, però, i cittadini possono oggi contare su una rete crescente di attività specializzate nel cibo da asporto. I bolzanini hanno a disposizione, ad esempio, il doppio di esercizi (+52,7%) in più rispetto a giugno 2013, i bellunesi il 46,2% e i pisani il 42,8%. Aumenti oltre il 30% interessano, oltre alla provincia di Milano, anche quelle di Palermo e Livorno.

 

Il dinamismo dei pubblici esercizi, però, non nasconde le molte difficoltà 
che le imprese si trovano ancora ad affrontare.
In un settore caratterizzato da un sempre più alto tasso di competizione
,
non tutti riescono a tenere in piedi la propria attività a 5 anni dalla nascita.
Delle imprese nate nel 2013, la metà ha abbassato la saracinesca entro i primi cinque anni di attività
e 1 su 3 non è riuscita ad andare oltre il terzo anno.
Tuttavia non è così dappertutto: in alcune città italiane i numeri migliorano sensibilmente.
A Sondrio, Aosta, Belluno e Terni i livelli di mortalità delle attività iscritte nel 2013
sono inferiori di oltre 10 punti percentuali alla media nazionale (45,6%).
Di contro ad Isernia, Frosinone, Foggia e Brindisi pizzerie a taglio e rosticcerie
sembrano avere vita più difficile: qui 2 esercizi su 3 non superano la prova dei cinque anni.
 
I negozi di questo tipo rappresentano ancora la prima forma di investimento per le comunità straniere 
e in particolare per quella extraUE che,
con le quasi 9mila attività, nel periodo in esame ha visto aumentare il suo numero di oltre 2mila unità
(il 36% dell’intero incremento di imprese del comparto),
corrispondente ad una variazione percentuale superiore al 30% (contro il 17% fatto registrare da tutte le attività del settore).
Geograficamente, la regione più attrattiva per l’insediamento di imprenditori extraUE è la Lombardia con poco più 3mila unità, 
seguita a lunga distanza da Emilia-Romagna (quasi 1.200 unità) e dal Piemonte (896).
Guardando alla dinamica del periodo 2013-2018, l'area con la variazione percentuale maggiore per le iniziative di extracomunitari
è stata la Campania (+60,5%)
seguita dalle due isole, Sardegna e Sicilia, con un aumento del 51,7%.
 

Tra i paesi di provenienza degli imprenditori stranieri (con riferimento alle sole imprese individuali, le uniche per cui è possibile associare la nazionalità al titolare), quello più rappresentato è l’Egitto, con 2mila imprese individuali esistenti alla fine dello scorso giugno. Sugli altri gradini del podio le comunità di Pakistan e Turchia, rispettivamente con 790 e 533 esercizi. Podio confermato dalle tre comunità anche per la crescita in termini assoluti, mentre l’analisi degli incrementi in termini relativi del periodo porta alla ribalta alcune nazionalità non scontate: è il caso dell’Afghanistan, che ha visto aumentare di 4 volte il numero di pizzerie e rosticcerie in cinque anni, o del Bangladesh, per cui la crescita è stata superiore all’80%.

 

Pizzerie a taglio e take-away

Distribuzione regionale delle imprese al 30.06.2018 e confronto con il 2013

Ordinamento per variazione % nel periodo

Regione

Imprese registrate al 30.6.2018

Imprese registrate al 30.6.2013

Differenza

Variazione %

TRENTINO - ALTO ADIGE

293

230

63

27,4%

SICILIA

3.498

2.816

682

24,2%

LOMBARDIA

6.176

5.060

1.116

22,1%

CAMPANIA

3.577

2.971

606

20,4%

LAZIO

4.164

3.479

685

19,7%

VENETO

3.046

2.557

489

19,1%

SARDEGNA

1.664

1.414

250

17,7%

FRIULI-VENEZIA GIULIA

564

482

82

17,0%

LIGURIA

1.265

1.092

173

15,8%

PUGLIA

2.333

2.029

304

15,0%

TOSCANA

2.134

1.856

278

15,0%

EMILIA ROMAGNA

3.902

3.397

505

14,9%

VALLE D'AOSTA

59

52

7

13,5%

PIEMONTE

2.722

2.400

322

13,4%

BASILICATA

219

206

13

6,3%

CALABRIA

980

926

54

5,8%

ABRUZZO  

839

796

43

5,4%

MARCHE    

1.419

1.401

18

1,3%

UMBRIA      

516

514

2

0,4%

MOLISE      

152

158

-6

-3,8%

ITALIA

39.522

33.836

5.686

16,8%

Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese

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